Come chiamare un passaggio in Francia
"Saranno conteggiati solo i passaggi che portano ufficialmente questo nome e che appaiono sulle mappe ....., compresi i passaggi contrassegnati da un cartello di vetta o di direzione" (art. 2 del regolamento del Club des Cent Cols).
È chiaro che la geologia, la geomorfologia e la geografia non sono sufficienti a definire l'esistenza di un passo di montagna; è solo il nome a stabilirne l'esistenza.
Conclusione: un passo esiste solo quando viene chiamato con un nome.
«… la denominazione è un atto metafisico di valore assoluto; è l’unione solida e definitiva tra l’uomo e la cosa, poiché la ragion d’essere della cosa è quella di richiedere un nome e la funzione dell’uomo è quella di parlare per darle un nome»
SARTRE (Situazione I)
È tutto chiaro? Sì, se si conoscono i termini accettati o accettabili. Non si tratta in questo caso del nome proprio del passo, ma della sua denominazione, ovvero dei sinonimi del termine generico «passo».
Un semplice esperimento, ripetuto più volte, mi ha dimostrato la quasi totale ignoranza di tutti i miei interlocutori su questo argomento. A questa semplice domanda: «Come si chiama un passo in Francia?», ottengo un numero di risposte che varia da due a cinque termini diversi nel migliore dei casi, mai di più, indipendentemente dalla cultura o persino dall’interesse particolare (membro della nostra Confraternita) dell’interlocutore!
Nella collezione della rivista Cent Cols sono presenti due piccoli elenchi di mezza pagina. Nel primo (cfr. n. 8, p. 57) Philippe Giraudin riporta cinquantadue sinonimi con alcuni commenti (dettagli sul significato dei termini e sui luoghi geografici in cui sono utilizzati); nel secondo (cfr. n. 15, p. 25) Hervé Lachaume cita sedici termini francesi in un elenco che copre sei Paesi europei. Infine, molto recentemente Camille Winghardt (cfr. n. 23, p. 26) ha cercato e trovato cento sinonimi nella seconda edizione della Guide Chauvot.
L'elenco pubblicato nel 1979 da Philippe Giraudin è molto interessante perché comprende termini sconosciuti negli elenchi disponibili all'epoca (la prima edizione della Chauvot è stata pubblicata solo alla fine del 1981); l'elenco di Hervé Lachaume comprende alcuni termini nuovi; l'articolo di Camille Winghardt è divertente ma manca di rigore: solo ottantaquattro dei cento termini citati sono effettivamente voci che compaiono nella seconda edizione della Guide Chauvot, gli altri sedici sono nomi propri (e non voci) o termini inesistenti.
Questo problema può, infatti, essere affrontato in due modi diversi:
- oppure compilando un glossario basato sul nostro elenco ufficiale: il libro "8500 cols de France" di Robert e Monique Chauvot (più i supplementi pubblicati o da pubblicare),
- o creando tale glossario utilizzando termini raccolti da varie opere esistenti: dizionari, glossari, guide, ecc. specializzati in termini geografici in francese ma anche nelle lingue regionali, nei dialetti e nei patois del nostro Paese.
Il primo metodo mi ha portato a una lista di 112 termini ottenuti dall'elaborazione sistematica del libro "8500 cols de France" di Robert e Monique Chauvot (vedi GLOSSARIO I).
Il secondo metodo mi porta attualmente a una lista di 248 termini ottenuti dalla lettura attenta di numerose guide, opere lessicologiche e geografiche e, più recentemente, dagli scambi con alcuni corrispondenti che, dopo i primi numeri del glossario, hanno avuto la cortesia di condividere con me le loro conoscenze e scoperte (vedi GLOSSARIO II).
Alcune osservazioni su questi elenchi:
- la prima, grazie alle possibilità offerte dai computer, è praticamente certa, anche se non si può escludere la scoperta di un termine con una frequenza di comparsa molto bassa o che compare in una posizione non ortodossa (lingua agglutinante),
- la seconda è ovviamente molto diversa, in quanto propone termini non ancora riconosciuti (in quanto non compaiono ancora nella nostra "bibbia", lo Chauvot) e alcuni dei quali possono essere contestati. Include tutti i termini della lista di Philippe Giraudin, ma non ho incluso alcuni titoli della lista di Hervé Lachaume (come sommet, montagne, montée, division, crête) perché non ho ancora trovato un equivalente provato di "col" in francese o in una lingua regionale. Infine, include alcuni dei sedici termini contestati di Camille Winghardt.
Alcune precisazioni su queste liste:
- nel primo, è stato necessario fare alcune scelte per evitare di moltiplicare eccessivamente il numero di riferimenti. Ad esempio, prendiamo il termine "passo": innanzitutto, il singolare e il plurale non sono disgiunti, passo e passi sono raggruppati; ma allo stesso modo, sotto questo unico termine troveremo termini come basso passo, alto passo, piccolo passo, grande passo, falso passo, che sono quindi considerati come aggettivi qualificativi e non come termini originali. Lo stesso trattamento è stato riservato a mauvais, grand, petit pas (così come a malpas e maupas, che forse è più discutibile) o a grande, fausse, double brèche. Molti altri problemi dello stesso tipo, per altri termini, sono stati risolti nella direzione della semplificazione, non mirando a moltiplicare il numero dei termini, ma a isolare i termini originali,
- Nel secondo caso, ci si trova di fronte a un problema linguistico ben noto: la variabilità dei dialetti e, peggio ancora, dei patois. A meno di non essere uno specialista di ciascuna di queste lingue, come si fa a stabilire se, ad esempio, un determinato termine non debba essere semplicemente considerato come il plurale (o il femminile) di un altro? Infine, il significato di un determinato termine può essere oggetto di discussione, poiché, sebbene la dialettologia e la lessicologia siano scienze consolidate, non pretendono di fornire una certezza assoluta.
A cosa possono servire questi elenchi?
Se riteniamo che l'elenco dei valichi francesi rappresenti un patrimonio che vogliamo preservare, mi sembra che per costituirlo nel modo più completo possibile sia necessario cercare i valichi corrispondenti a termini non ancora inclusi nel primo elenco. Due esempi di questo tipo di lavoro
- cot e cotch: il primo termine compare nel Chauvot (anche se in modo non estensivo, ad esempio: cot de Jou vicino al col de Jou (o Croix du cot de Jou)); il secondo termine non vi compare: l’IGN lo utilizza sulle sue carte? Non ne so nulla (per ora), ma ecco un esempio di lavoro da intraprendere,
- la serie sarrat, sarret, sarrot: nessuno di questi termini (citati da Ph. Giraudin già nel 1979) compare nel Chauvot. Ho iniziato a esaminare la TOP 25 a nord di Saint Girons e ho trovato una serie di «sarrat» che, a giudicare dalla mappa, sembrano trovarsi più spesso in posizione di vetta che di passo. Ciò non deve sorprenderci, poiché si tratta di un problema frequente anche per altri termini, ad esempio «collet» nelle Alte Alpi. È sufficiente utilizzare un criterio geografico per escludere le cime.
La frequenza di occorrenza dei 112 termini è ovviamente estremamente variabile; la tabella che segue riporta, a titolo esemplificativo, i 14 termini più utilizzati e la loro frequenza d’uso:
| TERMINI | Numero di utilizzi | TERMINI | Numero di utilizzi |
| mulattieri + camionisti = totale | mulattieri + camionisti = totale | ||
| Col(i) | 4225 + 1818 = 6043 | Porto | 84 + 8 = 92 |
| Non | 811 + 94 = 905 | Lepoa | 38 + 12 = 50 |
| Bocca | 477 + 109 = 586 | Foce | 26 + 13 = 39 |
| Pinza/e di serraggio | 186 + 56 = 242 | Collade(s) | 32 + 3 = 35 |
| Violazione | 218 + 0 = 218 | Collada | 34 + 0 = 34 |
| Goccia | 203 + 12 = 215 | Golet | 25 + 8 = 33 |
| Passaggio | 117 + 4 = 121 | Hourquette | 30 + 1 = 31 |
Per maggiori dettagli, consultare la sezione GLOSSARIO F.
La frequenza dei termini meno utilizzati è tanto più bassa in quanto essi sono vittime del fenomeno delle costruzioni pleonastiche, derivanti da un dialogo tra sordi tra i cartografi francesi (molto sicuri di sé) e i contadini che parlavano il dialetto nel XIX secolo, durante la realizzazione delle mappe (dette «d’état-major»), antenate delle nostre Top25, da cui derivano i passi del Pas, della Baisse, della Collette, della Courade, dei Coutchets, di Creu, della Fenêtre, di Foce, di Port, di Porte, del Pertus, di Porteille, di Portet, di Pourtanelle, del Trou, del Seuil, del Sattel, ecc., tutti termini – e molti altri ancora – che si spiegano da soli. Gli esempi, con altri termini, sono altrettanto frequenti: Pas de la Baisse, de la Brèque, de la Colle, du Coulet, ecc. oppure brèche de la Cochette, du Cot. Si possono trovare esempi doppiamente o triplicatamente tautologici come Croix du Cot o Col de la Croix du Coulet! Per me è infatti molto chiaro che tutti i passi della Croix sono ridondanti; il termine «croix» figura del resto in entrambi gli elenchi sia nella sua forma francese, sia in forme dialettali (creu, croce, croez, croueis, crouts, …) così come nei glossari delle lingue straniere (croce, cruz, kreuz, …) con il significato di passo. L’usanza di contrassegnare i passi (attraversamenti) con una croce è molto antica nei paesi di civiltà cristiana e il suo simbolismo è forte ed evidente. Simbolismo che si ritrova in altre civiltà con altri segni distintivi (cairn, oriflamme, mulini di preghiera, ecc.). Le croci situate in corrispondenza di un passo geografico sono numerose e, sebbene anche in questo caso sia necessario ricorrere a un criterio geografico per escludere le cime o gli incroci (in pianura o nei boschi), la situazione non è diversa da quella menzionata in precedenza per «collet» e vale anche per pas, golet, goulet, coll, colle, fenêtre, sattel, ecc., per i quali talvolta occorre decidere in base alla loro posizione geografica.
A mio avviso, si tratta di un patrimonio da salvare e di un vasto campo di studio.
Se siete appassionati o semplicemente interessati, vi suggerisco di mettervi in contatto con me per scambiare opinioni e informazioni su questo argomento (1).
Vi ringrazio in anticipo per i vostri suggerimenti, proposte e critiche.
Nota bene 1: Il termine «sinonimo» si applica correttamente a tutti i termini citati nel secondo elenco? Non vi è alcuna ambiguità per i termini che sono o traduzioni nelle lingue locali (con tutta la ricchezza legata alla loro variabilità), oppure equivalenti di tipo geografico descrittivo (come breccia, finestra, ecc.). D'altra parte, si può rimanere sorpresi nel trovare termini quali: «area, baracca, croce, ecc.». In questo caso, infatti, il termine «sinonimo» non è senza dubbio appropriato; si tratterebbe piuttosto di forme elidive analoghe, ad esempio, alla seguente situazione: non si dice «vado nella città di Grenoble, nel comune di Vizille o nel villaggio di Vif», ma «vado a Grenoble, a Vizille, a Vif», non si può dire che città, comune, villaggio siano sinonimi, ma piuttosto denominazioni sottintese dello stesso tipo. È un fenomeno analogo che ha portato a dire (e poi a scrivere) «aire des Chiens, baraque du Cheval Mort, croix de Bor, ecc.» invece di «col de l’aire des Chiens, col de la baraque du Cheval Mort, col de la croix de Bor, ecc.» poiché era consuetudine (talvolta da tempo immemorabile) collocare un rifugio o una croce in cima a questi passi. Ecco perché sostengo la tesi dell’adozione di un certo numero di termini nell’elenco dei sinonimi della parola «col», sebbene in questo caso la definizione di «sinonimo» non sia appropriata.
Nota bene 2: nel glossario II, la notazione a+b+c corrisponde alle seguenti situazioni:
a = collo (o non o...) di, del, del, del, del, ecc..; b = Il colletto (o il gradino o ...), il piccolo, il basso, ...; c = Col, Brèche, Collet, ...
(1) Michel de Brébisson, 10, rue des Ayguinards, 38240 MEYLAN