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Bollettino dell'Amicale dei Ciclisti Cardiaci N° 166Vai alle informazioni

La saga del Parpaillon

Mythique Parpaillon - Michel Nau CC n° 2825 Couzeix (Haute-Vienne) - rivista n° 29, 2001

Nous étions quatre copains, Pierrot Guitard, Roger Dureisseix, Gérard Broweys et moi-même Michel Nau, à rêver au quotidien du Parpaillon que nous décrivaient en long et en large, de nombreux articles compulsés dans les revues cyclistes spécialisées ; jamais rassasiés de ces lectures, notre désir de franchir ce col à VTT prenait corps au fil des années, même si nous regrouper, ne serait-ce que le temps nécessaire pour mener à bien l’expédition, ne paraissait pas très facile !

Pensato per la prima volta nel 1998, poi nel 1999, finalmente il 22 luglio 2000 siamo partiti alla volta di Embrun, con un soggiorno folcloristico all'Hôtel du Lion d'Or, da dove abbiamo scrutato con apprensione le cime, tanto era incerto il tempo e tanto frequenti e violenti erano i temporali; gli habitué del luogo non hanno mancato di metterci in guardia, insistendo sui rischi di rottura in quota e, di conseguenza, sui pericoli della vita quotidiana in montagna. È vero che siamo preoccupati di aver fatto tutto questo viaggio per niente, ma bisogna anche sapersi prendere cura di se stessi e, dopotutto, il ritorno in un secondo momento fa al caso nostro, soprattutto perché intendiamo sfruttare al meglio il paesaggio montano!

Il 25 luglio 2000 si è rivelato il giorno «D»; il sole splendeva luminoso al nostro risveglio e, secondo la gente del posto, non c'era tempo da perdere se volevamo sfruttarlo al massimo ed essere di ritorno prima delle tempeste di fine giornata; c'è stato un turbinio di attività all'ora di colazione e mentre preparavamo le nostre cavalcature e i nostri zaini; dovevamo assicurarci di avere l'equipaggiamento giusto e pianificare tutti i cambiamenti del tempo e le nostre esigenze alimentari, tutti fattori che avrebbero determinato il successo della giornata.

L'inizio è al tempo stesso rassicurante e preoccupante, perché bisogna scendere per 2 chilometri fino al ponte sulla Durance, a 799 m di altitudine, mentre il nostro obiettivo è di 2650 m, essendo partiti da 850 m! Ma questo primo tratto è asfaltato, e lo stesso vale dopo il ponte per risalire lungo il Crévoux; le pendenze sono molto irregolari e a volte ripide, ma nulla è impossibile se vi piace, soprattutto su un fondo confortevole, con lo sfondo di meravigliose montagne, graziosi paesini e il suono del vicino torrente; è un vero piacere!

Il villaggio di Crévoux, a 1585 m, segna un punto di svolta nella salita: prima la fine dell'asfalto e poi l'inizio delle cose serie, con pendenze da ripide a molto ripide (12 % di media), in ghiaia su un sentiero deformato da numerosi solchi, frutto del recente maltempo. Abbiamo incontrato alcuni escursionisti, ma la civiltà si faceva sempre più rara. Abbiamo fatto una sosta interessante nella piazza del paese di Crévoux, dove c'era una bella fontana che ci ha permesso di riempire le borracce e di prendere fiato prima di affrontare la salita di 12,5 km e 1065 m fino al tunnel del Parpaillon.

Ora è una vera avventura, su un sentiero a volte accidentato, ma non abbiamo mai dovuto mettere i piedi a terra! Dobbiamo essere abbastanza in forma, perché le pendenze sono spesso elevate e la distanza infinita. Prima c'è il bosco, con tutto il suo fascino, poi emergiamo nei pascoli di montagna che si estendono a perdita d'occhio; è magico. A 3 o 4 chilometri dalla vetta ci sorpassa un mountain biker svizzero, che sembra molto a suo agio, e anche noi, solo un po' più lentamente!

Lasciamo gli alpeggi a circa due chilometri dalla vetta. Superata l'ultima fattoria in quota, il paesaggio diventa lunare e le rocce cedono sotto i nostri pneumatici; procediamo con costanza, sperando a ogni curva di scoprire il buco nero della galleria del Parpaillon; questa visione è attesa da tempo, al punto che a volte ci disperiamo per la stanchezza... Sono le 13.00 ed è ora di un meritato riposo e di un boccone! ... E poi, all'improvviso, si apre la spianata finale, con un tunnel che attraversa il centro della montagna... È l'apoteosi per noi! Il sogno diventa realtà...

La réalité, il faut aussi la voir au travers de la température ; pas question de déjeuner sans préalablement se vêtir chaudement. Nous avons bien transpiré dans l’ascension, mais ici, à 2650 m, face à la cheminée ventilée qu’est le tunnel, il convient de prendre la tenue d’hiver. Nous apprécions de l’avoir prévue, même si parfois, on a tendance, en pareille chevauchée, à s’alléger au maximum.

On ne consent pas une telle expédition sans passer l’autre côté du tunnel, même si c’est hasardeux par l’absence d’éclairage et la présence d’ornières béantes ; nous adoptons des éclairages de fortune pour aller découvrir l’autre versant qui permet de rejoindre La Condamine-Châtelard ; le paysage y est tout aussi grandiose mais nous n’avons pas le loisir de nous y attarder à cause du froid. Nous retraversons le tunnel, en étant souillés par les éclaboussures à force de rouler dans les trous d’eau ainsi que par le suintement de la voûte du tunnel ; c’est finalement avec soulagement que nous retrouvons la lumière naturelle pour aborder une descente fulgurante vers Crévoux et Embrun.

Nous observons un bref arrêt à la Chalp pour savourer une bonne bière, échanger nos premières impressions et quitter nos tenues d’hiver ; nous sommes euphoriques, au point de pratiquer quelques exercices musclés sur le chemin du retour, notamment dans la dernière montée entre le pont sur la Durance et le bourg d’Embrun ; dure journée certes, mais combien merveilleuse !… avec pour finir, un dîner très apprécié pris à l’hôtel du Lion d’Or, bien au chaud, alors que dehors il tombe à nouveau des cordes…

Finalement, je dirai que le Parpaillon est bien tel que nous l’imaginions ; il faudrait surtout qu’il ne change pas. La première partie est bien goudronnée, et de ce fait très praticable ; on l’apprécie d’autant que les pentes y sont raides et que les muscles ont besoin de bien s’échauffer. Ne changeons rien également au caractère sauvage de la deuxième partie ; ça serait dommage de revêtir un chemin qui fait le bonheur des cyclo-montagnards et des randonneurs pédestres.

Allo stesso modo, il tunnel del Parpaillon dovrebbe essere lasciato così com'è; la sua natura sorprendente e mitica vale da sola la salita.

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