La saga del Parpaillon
Pro o contro il Parpaillon - Gilles Aubert CC n° 5235 - rivista n° 40, 2012
Da tempo sentivo parlare del Parpaillon (FR-04-2637), un passo atipico delle Alpi meridionali, una sorta di vestigia fossile (secondo alcuni appassionati) di come potevano essere i passi alpini quando il Tour de France li affrontò per la prima volta. Tutti gli articoli che avevo letto mi avevano fatto venire voglia di andarlo a vedere di persona, così quest'estate 2011 l'ho finalmente fatto.
Puisse cet article tenter d’éclairer quelque peu la lanterne des cyclos qui, comme moi, voudraient savoir si cela vaut vraiment le coup de s’engager dans l’aventure ; voici donc quatre bonnes raisons de ne pas y aller et quatre bonnes raisons d’y aller ; ensuite, à vous de décider !
Quattro buoni motivi per non salire sul Parpaillon
1- Arrampicata dura
Da sempre cacciatore di pendii »estremi» (chi conosce il Grand Colombier, il Mont du Chat o il Col Agnel sa di cosa parlo) e onesto mountain biker (del resto, i Vosgi sono la patria della mountain bike: pensate che sono andato a scuola con la zia di Julien Absalon!), ho pensato di fare presto questo passo, le cui pendenze, pur rispettabili, non raggiungono quelle delle rampe sopra citate. Con una mountain bike leggera e nuova di zecca, ho affrontato il passo con una certa sicurezza, ma la differenza tra la salita su una bella strada asfaltata e la stessa salita su un brutto sentiero sassoso è pari a quella che c'è tra correre su una pista di atletica e cercare di correre su una spiaggia di ciottoli...
Il che ci porta alla seconda buona ragione
2- Non è asfalto
Ricordate che il sentiero è asfaltato solo fino a 9 km dalla vetta! E anche se fosse un buon sentiero sterrato, non è altro che roccia! Come si fa a salire a un ritmo decente (o a salire del tutto) in queste condizioni? E che dire della discesa? Ma cosa fa il DDE?
3- Non è un vero e proprio lasciapassare
Perché prendersi la briga di scalare un passo se non per vedere cosa c'è dall'altra parte? Ebbene, questo sentiero non attraversa il passo; un centinaio di metri sotto di esso, conduce a una galleria che le mie carte (Michelin e IGN) indicavano come chiusa... Così, logicamente, mi sono incamminato senza preoccuparmi di prendere una torcia. Ma quando sono arrivato a destinazione, sorpresa: il tunnel era aperto! Non è illuminata (ovviamente) e sembra molto fangosa, ma la voglia è troppo forte, soprattutto perché due mountain biker che ne sono appena usciti (anch'essi non illuminati come me) mi dicono che »è tutto a posto», quindi non esito oltre...
Impression étrange et plutôt angoissante de rouler dans l’obscurité presque totale, dans la boue jusqu’au moyeu, avec seulement une toute petite lumière droit devant (le débouché du tunnel). Et bien sûr, il faut refaire le chemin en sens inverse une fois le paysage photographié de l’autre côté ! Est-ce une vie pour un cycliste, a fortiori un tantinet claustrophobe ?
4- Il luogo non è frequentato
In qualità di cicloturista, non disdegno di chiacchierare con i compagni di viaggio incontrati sulla strada durante la scalata di un passo di montagna. Sul Galibier, sull'Izoard o sull'Alpe d'Huez è abbastanza facile, ma qui l'occasione è rara: semplicemente non c'è nessuno! Nessun ciclista, nemmeno un'auto o una moto che si spegne per far tacere quelle insopportabili marmotte, niente! (Ah sì, una mandria di mucche... ma non molto loquaci).
E che dire della mancanza di un punto di ristoro in vetta per confortare i ciclisti assetati da tanta fatica....
Désertique je vous dis !
Quattro buoni motivi per salire sul Parpaillon
1- Arrampicata dura
Non ho forse iniziato questo articolo descrivendomi come un cacciatore di piste »estreme»? Beh, mi sono semplicemente divertito...
2- Non è asfalto
Encore heureux ! Sinon ce col serait comme le Galibier, l’Izoard ou la Bonette : infesté de voitures, de motos, et même de cyclistes plus rapides que vous qui ne font rien que vous mettre la honte en vous dépassant, sans effort apparent, dans les pentes les plus fortes…
3- Non è un vero e proprio lasciapassare
E allora? Finché ci si diverte a scalarlo e lo si ritrova nello Chauvot, non importa se non è un passo nel senso puramente geografico del termine! E se volete attraversare un »vero» passo, a pochi chilometri dalla vetta, imboccate un sentiero a destra (anch'esso molto ripido, ma senza pietre!) che in meno di un chilometro conduce al Col de Girabeau (FR-04-2488b). In questo modo si possono superare due passi di oltre 2000 metri in un'unica salita e godere di una bella vista sulla valle di Orres.
4- Il luogo non è frequentato
Mi avete davvero creduto riguardo alle marmotte? Io adoro le marmotte! E la foto qui accanto, scattata dopo la salita, ve lo dimostrerà...
Siamo seri: venite qui per la folla o per godervi la solitudine? Che privilegio, al contrario, avere questo luogo eccezionale tutto per sé, o quasi!
Per quanto riguarda il bar, non ne ho bisogno!
Conclusion : Il Col du Parpaillon è un passo monumentale, che sono orgoglioso di aver finalmente inserito nel mio bagaglio di cacciatore (di piste estreme, ma anche semplicemente di passi). E se dovessi darvi un solo consiglio, sarebbe: affrettatevi (non tutti insieme, però) e fatelo anche voi, non ve ne pentirete.
Questo passo deve rimanere così com'è, l'ultima testimonianza di ciò che erano i grandi passi delle Alpi all'inizio del XX secolo.e secolo. Ripido, remoto e, soprattutto, non asfaltato.
Ah si, j’allais oublier : si on pouvait juste rendre le chemin un tout petit plus confortable… La montée dans la caillasse ce n’est encore rien, mais la descente !…